Documentario: Il grande silenzio di Philip Gröning

Non è il classico film pieno di rumori, effetti speciali o altro. E neppure uno dei classici documentari dove c’è una voce narrante che vuole prendersi il ruolo di protagonista. No, è diverso.

‘Il grande silenzio’, diretto da Philip Gröning, è oltre. Fa emozionare, discutere e riflettere. Vediamo il perché.

Un film ‘diverso’

Il grande silenzio è un film/documentario che racconta la vita dei monaci Certosini. Un ordine molto, molto severo e rigido nelle regole, di ispirazione cattolica e fondato a inizio ‘800.

I monaci interessati dal documentario vivono nel monastero della Grande Chartreuse, nelle Alpi francesi. Un filmato toccante perché, come pre condizione per poter far entrare il regista, i monaci hanno imposto che anche Gröning avesse dovuto rispettare tutte le regole del convento e farsi i 5 mesi di clausura.

Pensi che sia poco? Beh, ti basti sapere che lì c’è la regola del silenzio, al netto ovviamente delle preghiere e dei vari riti che si susseguono. Il documentario, datato 2005, praticamente non ha musiche né sono stati aggiunti degli effetti speciali.

Ripercorre la vita e gli attimi quotidiani dei monaci, che hanno deciso di vivere una vita diversa rispetto a quella a cui noi siamo abituati. È un documentario veritiero, girato in pellicola e che coglie dei momenti a cui, forse, non ci pensiamo minimamente.

Anche il semplice cenare in comunità e perfino le camminate. Immagini d’impatto, per raccontare realmente la vita di questi monaci.

Riconoscimenti

Era scontato. Un documentario di questa portata, di questo livello, di default avrebbe dovuto ricevere qualche riconoscimento. Ed effettivamente così è stato. Nel 2006 ha vinto il Premio speciale della giuria World Cinema Documentary nell’ambito del Sundance Film Festival, dedicato al cinema indipendente.

È risultato, inoltre, miglior documentario, sempre nel 2006, durante l’European Film Awards.

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